Socializzazione del cucciolo: come farla nel modo giustoSocializzazione del cucciolo: come farla nel modo giusto

La socializzazione del cucciolo: imparare a conoscere il mondo, non a sopportarlo

Quando si parla di cuccioli, prima o poi arriva sempre la parola socializzazione.

“Deve socializzare.”

“Lo devi far giocare con altri cani.”

“Portalo in mezzo alla gente.”

“Deve vedere più cose possibili.”

Tutte frasi che contengono una parte di verità, ma che rischiano di diventare molto pericolose se non ci fermiamo a capire che cosa significa davvero socializzare un cucciolo.

Per me, la socializzazione è guidare il cucciolo alla conoscenza del mondo che lo circonda e gettare le basi di quelle che saranno le future competenze che gli permetteranno di diventare un cane sereno, sicuro ed educato.

E già questa definizione ci dice una cosa importante: non stiamo semplicemente cercando di far conoscere qualcosa al nostro cucciolo.

Stiamo cercando di costruire competenze.

E per farlo non basta esporlo a tutto ciò che possiamo immaginare.

Anzi, a volte fare troppo può essere persino controproducente.

Quando comincia la socializzazione?

La socializzazione è particolarmente importante durante i primi mesi di vita del cane.

Tradizionalmente si parla di un periodo sensibile che comprende soprattutto le prime settimane di vita, indicativamente tra la terza e la dodicesima settimana, anche se oggi sappiamo che non esiste una data precisa in cui questo periodo comincia e una data precisa in cui improvvisamente finisce.

La ricerca ci mostra infatti che le esperienze precoci hanno un ruolo importante nello sviluppo comportamentale, ma anche che esistono differenze individuali e di razza e che le conoscenze scientifiche disponibili non permettono di stabilire una sorta di “quantità perfetta” di socializzazione valida per tutti i cuccioli.

Quindi facciamo subito chiarezza su una cosa:

la socializzazione non finisce a quattro mesi.

Ma questo non significa che possiamo rimandarla.

I primi mesi rappresentano una fase particolarmente delicata nella quale ciò che il cucciolo vive contribuisce a costruire il suo modo di affrontare il mondo; Quindi è importante sfruttare questo periodo nel modo migliore possibile, continuando poi a offrire esperienze adeguate anche durante la crescita e nell’età adulta.

E questo ci porta direttamente a un’altra considerazione.

La socializzazione comincia prima che il cucciolo arrivi nella nostra famiglia.

I primi 60 giorni: prima ancora di arrivare a casa

Quando portiamo a casa un cucciolo di due mesi, non stiamo iniziando da zero.

Il cucciolo ha già vissuto una parte importante della sua vita.

Ha avuto una madre, dei fratelli, probabilmente altri cani adulti intorno a sé. Ha conosciuto persone, ambienti, rumori, superfici, manipolazioni, oggetti e situazioni diverse.

E tutte queste esperienze fanno parte del suo bagaglio.

La madre e i fratelli sono fondamentali per l’apprendimento delle prime competenze sociali. Attraverso le interazioni con loro il cucciolo inizia a comprendere il linguaggio della propria specie, impara a modulare le proprie interazioni e sperimenta cosa significa vivere all’interno di un gruppo sociale.

Anche il gioco tra fratelli ha un’importante funzione educativa: non è soltanto divertimento, ma un’occasione per sperimentare comunicazione, autocontrollo, movimento, conflitto e riconciliazione.

Anche un adulto competente può avere un ruolo importante nell’insegnamento delle competenze sociali.

Ma non basta che sia semplicemente un cane adulto.

Deve essere un adulto capace di relazionarsi correttamente con un cucciolo.

E questa distinzione, come vedremo tra poco, sarà importantissima.

E poi c’è l’allevatore. (qui ti parlo di come sceglierlo)

L’ambiente nel quale cresce un cucciolo può offrirgli moltissime opportunità di apprendimento oppure pochissime.

La ricerca ha evidenziato una notevole variabilità nelle pratiche di allevamento e nelle esperienze offerte ai cuccioli, proprio sottolineando una questione che considero fondamentale: non conta soltanto la quantità degli stimoli, ma anche la loro qualità e il modo in cui vengono proposti.

Per questo, quando scegliamo un cucciolo, dovremmo interessarci anche a come ha vissuto i suoi primi mesi.

Come vengono gestiti i cuccioli?

Vivono in un ambiente ricco e stimolante?

Hanno possibilità di esplorare?

Conoscono persone diverse?

Vengono manipolati correttamente?

Sono abituati a superfici, rumori e situazioni differenti?

Hanno la possibilità di interagire con cani adulti competenti?

Sono cresciuti in un ambiente sereno?

La scelta dell’allevatore non è quindi soltanto una scelta legata alla salute o alla genealogia.

È anche una scelta educativa.

Socializzare non significa fare una lista della spesa

Questo è probabilmente uno degli errori che incontro più spesso.

Pensiamo che per socializzare bene un cucciolo dobbiamo fargli vedere:

10 persone.

20 cani.

Una bicicletta.

Un autobus.

Un gatto.

Un bambino.

Un mercato.

Un ristorante.

Un ascensore.

Una stazione.

Un centro commerciale.

E magari, già che ci siamo, anche un trattore.

Ecco.

No.

Non dobbiamo completare una lista.

Dobbiamo costruire competenze.

Il cucciolo dovrà certamente conoscere il mondo che lo circonda.

Dovrà conoscere ambienti diversi, superfici diverse, rumori, mezzi di trasporto, luoghi pubblici, persone differenti, altri animali, ambienti urbani e naturali.

Dovrà imparare a stare in casa e fuori casa, a viaggiare in auto, a salire su un ascensore, a camminare su superfici diverse, a incontrare persone con caratteristiche e movimenti differenti.

Ma la domanda non deve essere soltanto:

“Ha già visto questa cosa?”

Dovremmo chiederci:

“Che cosa voglio che impari da questa esperienza?”

E soprattutto:

“Come la sta vivendo?”

Perché è qui che la socializzazione smette di essere semplice esposizione e diventa educazione.

Non conta solo ciò che incontra. Conta come lo vive.

Questa, per me, è una delle regole più importanti della socializzazione.

Possiamo portare il cucciolo in centro città e pensare di aver fatto una bellissima esperienza.

Ma se per tutto il tempo è rimasto terrorizzato, non ha esplorato, non è riuscito a rilassarsi e non vedeva l’ora di scappare, non possiamo semplicemente mettere una spunta alla voce:

“Centro città: fatto.”

L’esperienza l’ha vissuta anche lui.

Ma non necessariamente nel modo che avevamo immaginato.

La socializzazione deve quindi essere graduale, adeguata all’età e soprattutto adeguata al singolo cucciolo.

Perché non esistono due cuccioli perfettamente uguali.

Un’esperienza che per uno è semplice, per un altro può essere molto impegnativa.

E questo significa che il nostro compito non è trascinare il cucciolo attraverso il mondo affinché “si abitui”.

Il nostro compito è accompagnarlo nella conoscenza del mondo.

La differenza è enorme.

 “Deve abituarsi!”

Questa frase mi preoccupa sempre un po’.

Perché spesso viene utilizzata per giustificare l’esposizione insistente a qualcosa che il cucciolo sta chiaramente trovando difficile.

“Ha paura delle persone? Portiamolo in mezzo a tanta gente.”

“Ha paura dei cani? Facciamolo avvicinare a tutti.”

“Non vuole salire in macchina? Prima o poi dovrà farlo.”

Il problema è che non sempre la ripetizione di uno stimolo porta all’abituazione.

Se l’esperienza è troppo intensa, troppo prolungata o troppo difficile da gestire, possiamo ottenere l’effetto opposto a quello desiderato.

Ho visto, per esempio, cuccioli portati continuamente in mezzo a moltissime persone con l’idea di “socializzarli” che hanno finito per diventare molto diffidenti nei confronti degli estranei.

Ricordo un cucciolo di Cane Corso che viveva proprio questa situazione: tante persone, tante interazioni, tante occasioni nelle quali avrebbe dovuto imparare che gli esseri umani erano amici.

Peccato che per lui fossero semplicemente tantissime persone tutte insieme.

E il risultato non era un cucciolo socievole.

Era un cucciolo sempre più diffidente.

Questo è il motivo per cui dobbiamo smettere di chiederci soltanto:

“Quante esperienze ha fatto?”

e iniziare a chiederci:

“Che cosa ha imparato da quelle esperienze?”

Il cucciolo può scegliere di non interagire

Questa è una competenza che vorrei vedere molto più spesso nelle famiglie.

Un cucciolo può vedere una persona senza doverla salutare.

Può vedere un cane senza doverci giocare.

Può osservare un bambino senza essere accarezzato.

Può stare vicino a qualcuno senza dover essere preso in braccio.

Può annusare e poi allontanarsi.

Può guardare.

Può aspettare.

Può scegliere.

Conoscere non significa necessariamente interagire.

Anzi, una delle competenze più importanti che possiamo costruire è proprio la capacità di condividere uno spazio con qualcuno senza avere necessariamente bisogno di entrare in relazione diretta.

E qui il ruolo dell’umano diventa fondamentale.

Perché non dobbiamo nemmeno cadere nell’estremo opposto.

Rispettare il cucciolo non significa assecondare ogni sua esitazione.

A volte dovremo aumentare la distanza.

A volte dovremo aspettare.

A volte dovremo accompagnarlo.

A volte potremo incoraggiarlo.

E qualche volta sarà anche necessario insistere un po’, se siamo di fronte a una semplice esitazione e non a una reale difficoltà.

La differenza la fa la capacità di leggere il cane che abbiamo davanti.

Ed è proprio questa una delle competenze più importanti che dovrebbe acquisire la famiglia.

Gli altri cani: socializzare non significa giocare con tutti

Questo è probabilmente il più grande equivoco sulla socializzazione.

“Deve vedere altri cani.”

Sì.

“Deve giocare con altri cani.”

Sì, ma non con tutti.

Il gioco con altri cuccioli è importante perché permette di confrontarsi con individui della stessa età, sperimentare modalità di interazione, imparare a modulare il proprio comportamento e comprendere progressivamente il diverso da sé.

Ma un cucciolo ha bisogno anche di conoscere cani adulti competenti.

Un adulto equilibrato può offrire al cucciolo occasioni preziose per imparare modalità di comunicazione che non sempre può sperimentare con un suo coetaneo.

E poi c’è una terza competenza, spesso completamente dimenticata:

stare vicino a un altro cane senza interagire.

Perché nella vita reale non incontreremo soltanto cani disponibili a giocare con noi.

Incontreremo cani al guinzaglio.

Cani che non vogliono interagire.

Cani che stanno lavorando.

Cani anziani.

Cani malati.

Cani che semplicemente preferiscono essere lasciati in pace.

E il nostro cane dovrà imparare che va bene così.

Anzi, imparare a ignorare gli altri cani è una delle competenze più preziose che possiamo costruire.

 “Lasciamoli fare, così si socializzano”

No.

Questa è una delle frasi che vorrei cancellare dal vocabolario della socializzazione.

Un cucciolo non dovrebbe essere lasciato da solo a gestire un’interazione con un cane adulto che non sa relazionarsi con lui.

Ho visto cuccioli spaventati dagli altri cani perché erano stati ripetutamente “bullizzati” da adulti troppo irruenti o semplicemente incapaci di gestire correttamente un cucciolo.

E ho visto anche cuccioli spinti continuamente verso altri cani al guinzaglio perché “devono fare amicizia”, salvo poi diventare, crescendo, estremamente reattivi proprio quando incontravano altri cani durante la passeggiata.

Non possiamo pensare che tutte le interazioni siano automaticamente educative.

Un’esperienza sociale è un’esperienza di apprendimento.

E se ciò che il cucciolo impara è che gli altri cani sono imprevedibili, invadenti o impossibili da evitare, abbiamo costruito una competenza che non volevamo.

Le persone: il cucciolo non è patrimonio dell’umanità

Il cucciolo dovrà conoscere persone diverse.

Uomini e donne.

Bambini e anziani.

Persone con il cappello.

Con gli occhiali.

Con un bastone.

Con un ombrello.

Persone in divisa.

Persone che corrono.

Persone che camminano velocemente.

Persone che si muovono in modo insolito.

Persone con passeggini.

Persone in bicicletta.

Persone che parlano a voce alta.

Persone che lo ignorano.

E sì, anche persone che non devono accarezzarlo.

Perché anche questa è socializzazione.

Il cucciolo deve imparare che gli esseri umani sono diversi tra loro e che la loro presenza non rappresenta necessariamente qualcosa che deve essere affrontato o con cui deve interagire.

E noi dobbiamo imparare a proteggerlo.

Se una persona vuole accarezzarlo e il cucciolo non è a suo agio, possiamo semplicemente dire:

“No, grazie.”

Non siamo maleducati.

Stiamo educando il nostro cane.

Il nostro cucciolo non è a disposizione di chiunque abbia voglia di toccarlo.

Socializzare significa conoscere anche il resto del mondo

Quando parliamo di socializzazione pensiamo spesso soltanto agli esseri viventi.

Ma il mondo di un cane è molto più grande.

Dovrà conoscere:

  • ambienti urbani e naturali;
  • strade trafficate e strade tranquille;
  • luoghi aperti e luoghi chiusi;
  • pavimenti e superfici differenti;
  • scale;
  • ascensori;
  • auto;
  • rumori domestici;
  • aspirapolvere;
  • phon;
  • campanello;
  • biciclette;
  • monopattini;
  • motorini;
  • persone che corrono;
  • passeggini;
  • mezzi di trasporto;
  • locali pubblici;
  • veterinario;
  • manipolazioni;
  • eventualmente toelettatura;
  • situazioni nelle quali deve aspettare;
  • situazioni nelle quali non succede assolutamente nulla.

E quest’ultima è molto importante.

Perché un cane deve imparare anche a non fare.

A stare fermo.

Ad aspettare.

A osservare.

A riposare.

A recuperare dopo un’esperienza.

A rimanere tranquillo mentre il mondo continua a muoversi intorno a lui.

La calma è una competenza.

E dobbiamo insegnarla esattamente come insegniamo qualsiasi altra competenza.

E le puppy class?

Una puppy class ben organizzata può essere uno strumento molto utile.

Ma attenzione: puppy class non significa mettere insieme dei cuccioli e lasciarli giocare per un’ora. (In questo articolo ne parlo in modo approfondito)

Una buona puppy class dovrebbe offrire esperienze controllate, permettere ai cuccioli di imparare a relazionarsi con altri cani e persone e, soprattutto, insegnare anche alle famiglie a osservare e gestire correttamente le interazioni.

Alcuni studi hanno trovato associazioni tra partecipazione alle puppy class e aspetti comportamentali più favorevoli in età adulta, come una maggior predisposizione all’addestramento/educazione, meno paure ambientali, maggior predisposizione al contatto e manipolazione, minore aggressività verso l’uomo; tuttavia, le evidenze disponibili hanno dei limiti e non possiamo affermare che frequentare una puppy class sia di per sé una garanzia contro i problemi comportamentali.

Quindi, quando scegliete una puppy class, guardate come viene organizzata, non soltanto se nella pubblicità compare la parola “socializzazione”.

Ma non deve ancora finire i vaccini?

Questa è una domanda importantissima.

Per molto tempo ai proprietari è stato detto semplicemente di non far uscire il cucciolo fino al completamento del protocollo vaccinale.

Il problema è che questo può significare perdere una parte importante del periodo nel quale le esperienze sociali e ambientali hanno particolare valore.

Le raccomandazioni dell’American Veterinary Society of Animal Behavior sostengono la necessità di iniziare la socializzazione prima del completamento della vaccinazione, adottando però modalità che riducano il rischio infettivo. Anche le linee guida WSAVA riconoscono la necessità di bilanciare la protezione dalle malattie con le esigenze comportamentali del cucciolo.

Questo non significa, naturalmente, che il cucciolo debba essere portato indistintamente ovunque.

La modalità con cui fare esperienza deve essere concordata con il veterinario, considerando protocollo vaccinale, situazione epidemiologica e rischio del singolo ambiente.

Possiamo quindi trovare moltissimi modi per far conoscere il mondo al nostro cucciolo senza metterlo inutilmente a rischio.

La socializzazione non deve aspettare.

Ma nemmeno la salute.

E se qualcosa è andato storto?

Questa è una cosa che voglio dirti soprattutto se sei arrivato fin qui e adesso stai pensando:

“Oddio, io non ho fatto tutto questo con il mio cane.”

Respira.

Non hai rovinato necessariamente il tuo cane.

I primi mesi sono importantissimi, ma non esiste un giorno nel quale il cervello del cane smette improvvisamente di imparare.

Le esperienze successive continuano ad avere valore e un cane può sviluppare nuove competenze anche dopo la prima fase di socializzazione. La ricerca stessa mette in guardia dal considerare le finestre di sviluppo come confini rigidi e sottolinea la necessità di ulteriori studi proprio sulle differenze individuali e sulle modalità ottimali di socializzazione.

Se qualcosa non è andato bene, possiamo lavorarci.

Se il cane ha sviluppato paura, diffidenza o reattività, però, non dobbiamo improvvisare.

In questi casi è importante farsi aiutare da un professionista competente e, quando necessario, coinvolgere il veterinario.

Quindi, cosa deve vedere un cucciolo?

La risposta più semplice sarebbe:

il mondo.

Ma non tutto nello stesso giorno.

Non tutto alla stessa intensità.

Non tutto nello stesso modo.

E soprattutto non tutto necessariamente da vicino.

Il cucciolo deve avere la possibilità di conoscere:

persone diverse, cani diversi, animali diversi, ambienti diversi, rumori diversi, superfici diverse, situazioni diverse.

Ma deve anche imparare:

a stare tranquillo, ad aspettare, a osservare, ad allontanarsi, a recuperare, a ignorare, a scegliere quando interagire e quando no.

Perché non vogliamo costruire un cane che ama tutto e tutti.

Vogliamo costruire un cane che sa affrontare ciò che incontra.

Le domande da farti prima di proporre una nuova esperienza

Ogni volta che pensi di far conoscere qualcosa di nuovo al tuo cucciolo, prova a fermarti un momento e chiederti:

Cosa sto proponendo?

Perché voglio che viva questa esperienza?

Che cosa vorrei che imparasse?

È adatta a questo cucciolo?

Posso renderla più graduale?

Come mi sta dicendo che la sta vivendo?

Ha bisogno che io aumenti la distanza, che lo accompagni, che gli dia più tempo oppure che gli chieda qualcosa in più?

E soprattutto:

Dopo questa esperienza, che cosa porterà con sé?

Perché è questo il punto.

Non dobbiamo riempire il cucciolo di esperienze.

Dobbiamo costruire il suo bagaglio.

Il vero obiettivo della socializzazione

Un cane ben socializzato non è necessariamente un cane che non ha mai paura.

Non è un cane che ama tutti.

Non è un cane che vuole giocare con tutti.

Non è un cane che accetta di essere accarezzato da chiunque.

E non è nemmeno un cane che non ha mai avuto una brutta esperienza.

Un cane ben socializzato è un cane che, grazie alle esperienze che ha avuto e alle competenze che ha sviluppato, ha maggiori strumenti per affrontare il mondo nel quale vive.

Ed è proprio questo che dobbiamo cercare di costruire durante i suoi primi mesi di vita.

Non la perfezione.

Non un cane “buono con tutti”.

Non un cane che non si spaventa mai.

Un cane sereno, sicuro e capace di vivere.

E per arrivarci dobbiamo ricordarci una cosa semplice, ma fondamentale:

Socializzare non significa far conoscere tutto al cucciolo.

Significa insegnargli che il mondo è un posto che può imparare a comprendere e ad affrontare.

 

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